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SOVRAMONTE. Grazie alla primavera tutti avvertiamo un'incontenibile voglia di stare all’aria aperta. Tutto riprende vita, la natura si risveglia e con essa i cinque sensi. Quella che doveva essere...

SOVRAMONTE. Grazie alla primavera tutti avvertiamo un'incontenibile voglia di stare all’aria aperta. Tutto riprende vita, la natura si risveglia e con essa i cinque sensi. Quella che doveva essere una festa sensoriale per gli inquilini delle case sparse nella campagna di Sorriva è stato però uno tsunami nauseabondo, che ha raggiunto violentemente le cavità nasali dei residenti. Un odore sgradevole, persistente quanto poco raffinato: l’odore di letame con il quale un’azienda agricola locale ha irrorato più volte i campi è stato avvertito intensamente fin dentro le case anche a centinaia di metri di distanza. Un odore penetrante tanto da infilarsi dentro la trama dei tessuti dei vestiti stesi al sole. Chi abita vicino ai campi istintivamente chiude porte e finestre. Gli abitanti dicono di essere pronti a una raccolta firme per fermare gli spargimenti maleodoranti durante le ore centrali della giornata.

Qualche giorno fa - ha denunciato un’anziana residente della frazione - i campi sono stati irrorati una volta verso le undici e un’altra volta intorno alle 15. Causa il caldo, la puzza era molto forte, quasi insopportabile. Eppure il regolamento comunale vieta di eseguire operazioni di spargimento liquami entro una certa “fascia di rispetto, di 100 metri attorno ai centri abitati e di 50 metri attorno alle abitazioni sparse e almeno 5 metri dalle strade pubbliche”. In particolare dal primo aprile al 30 settembre tali operazioni possono essere svolte soltanto dalle 18 alle 8. Su un terreno seminativo è poi obbligatorio procedere con l’aratura per interrare quanto sparso. D’altra parte, il regolamento consente alle aziende agricole di non rispettare alcun limite di orario sui restanti suoli dove autorizzate. Anche se le regole per il

letame sono differenti e meno rigide che per i liquami, questo poco cambia alle persone del posto. Non hanno la puzza sotto il naso: se sono arrivate a lamentarsi è perché l’odore era davvero insopportabile.

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Vi presento opaque-id, una libreria Pythonica snella, potente ed efficiente disegnata per nascondere gli id di una base di dati negli URL

Mi sono trovato a dover affrontare un caso d'uso abbastanza ricorrente: generare un URL che consenta l'accesso alle righe di una base di dati relazionale la cui chiave primaria è un numero intero, senza che sia evidente come accedere alle altre righe del database.

Questo caso d'uso è analogo a quello di bit.ly , Franco Vanucci Uomo Ricamato Abito Formale Scarpa Night Club Velluto Pantofole Fumatori In Pelle Scamosciata Slipon Dettaglio Strutturato Fibbia Guida Mocassini Grigio roberto32
, goo.gl o simili.

Supponiamo di appoggiarci a una base di dati che contiene una tabella fatta così:

Se servissimo un URL del tipo Muk Luks Womens Malena Marl Button Up Stivali Invernali Morbidi Neri
, dove “1” è la chiave primaria (id) della riga, sarebbe veramente semplice ricostruire il contenuto della tabella andando a cambiare la parte finale dell’indirizzo.

Se per voi questo rappresenta un problema, quello che vi serve è un URL "meno chiacchierone" : bit.ly proporrebbe http://bit.ly/1bqZRgn .

Con la libreria Conversa Con La Sneaker Del Braccialetto Di Amicizia Chuck Taylor Black
sono riuscito a replicare un comportamento simile.

Grazie ad essa è possibile trasformare un numero intero in una stringa che apparentemente non ha senso, ma:

intero stringa nasconde impedisce algoritmo reversibile

Nonostante la base di codice sia a malapena una ventina di righe, opaque-id è estremamente efficace nel conseguire gli scopi per cui è stata disegnata.

Castelli Romani e Prenestini

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GEOMORFOLOGIA

Da un punto di vista geomorfologico la regione è caratterizzata da elementi strutturali ben definiti : da un lato i sedimenti di origine marina del basamento calcareo dei Monti Prenestini ( i cui affioramenti sono riferibili ad un ambiente di piattaforma, in mare poco profondo protetto dal moto ondoso, simile a quello attuale delle Bahamas), dall'altro i prodotti più recenti dell'attività del Vulcano Laziale.

L'intero comprensorio ricade in un'area particolarmente tettonizzata, interessata da più sistemi di faglie, situata al limite tra la facies umbro-marchigiana (facies batiale) e quella abruzzese (facies neritica), dove si riscontra una successione carbonatica della potenza di 3.000- 4.000 m. prevalentemente dolomitica alla base e calcarea alla sommità. Il substrato sedimentario è costituito da unità mesozoiche che, dal Miocene medio in poi , sono state interessate da intensi fenomeni prima di tipo compressivo e poi di tipo distensivo.

In seguito a ciò, circa due milioni di anni fa, vi fu un abbassamento relativo dell'area e si formò una depressione che venne invasa dalle acque plioceniche, calabriane e siciliane. Nelle migliaia di anni a seguire, potenti coltri di argille colmarono gran parte dei dislivelli esistenti, ma contemporaneamente e successivamente al deposito di materiale continuarono i movimenti tettonici. L'esistenza di fratture come linee di minore resistenza, permise alla massa magmatica sottostante di sollevarsi fino a raggiungere la superficie.

Nella regione Albana l'intimo contatto tra le rocce carbonatiche ed il magma determinò in questo l'assimilazione massima dei calcarei e delle dolomie, finchè assunse una composizione leucitica. Si instaurò un meccanismo di tipo basico, prevalentemente esplosivo , i cui prodotti arrivarono tanto lontano da lambire i Monti Prenestini, deviare ad ovest il corso del fiume Tevere e far avanzare verso sud-ovest la linea di costa. In un'età valutabile tra 700.000 e 500.000 anni fa l'insieme dei fenomeni dette origine a molteplici imbuti di esplosione, ma mentre in alcuni casi il vulcanismo si esaurì in un singolo episodio, nella parte centrale si susseguirono numerose fasi, sia esplosive che effusive, collegabili alla formazione di uno strato vulcanico che ha distribuito prodotti in anelli concentrici.

Tra 500.000 e 360.000 anni fa le enormi emissioni di lava e piroclastici costruirono il grande edificio Tuscolano-Artemisio, alto più di 2.000 m. Fuoriuscì tanto materiale che allo svuotamento del condotto vulcanico seguì il crollo delle pareti interne e si formò una grande caldera del diametro di circa 10 Km.

L'orlo di questa è tutt'oggi ben individuabile nei rilievi del recinto esterno, o Tuscolano-Artemisio, comprendenti i monti Tuscolo (m 670) ed Artemisio (m 931) che rappresentano quanto rimane del cono originario. Dopo un periodo di quiescenza, tra 270.000 e 180.000 anni fa, all'interno della caldera iniziò un altro ciclo di attività : la massa magmatica, sotto l'azione dei gas nel frattempo accumulatisi, si spinse verso l'alto aprendo un nuovo condotto e costruendo un altro edificio , detto delle Faete, interno al precedente.

Contemporaneamente nell'atrio della Molara, depressione compresa tra il vecchio ed il nuovo apparato, a seguito di fenomeni esplosivi si formarono numerosi coni di scorie tra cui, attualmente, il più evidente è Monte Fiore ( m.723). Svuotatosi ancora una volta del materiale interno, anche l'edificio delle Faete crollò , lasciando una caldera di circa 2 Km di diametro. Il fondo, rappresentato dai Campi d'Annibale, è orlato dai rilievi del recinto interno (o delle Faete), interrotti dai coni di Colle Iano (m. 938) e Monte Cavo (m. 949).

Dall'altro dei Campi d'Annibale è in seguito scaturito il piccolo cono di Monte Vescovo (m.822). Negli ultimi centomila anni, dall'incontro incandescente e l'acqua presente in falda nelle rocce intensamente fratturate, si è accumulato tanto vapore sotto pressione da provocare esplosioni potentissime che hanno demolito il lato S-SO del recinto esterno. Quest'ultima fase, idromagmatica, ha portato alla formazione di ampie caldere alcune delle quali sono attualmente occupate dai laghi di Nemi e Albano.

Nuovi dati, come la scoperta di Nemi di espandimenti idromagmatici risalenti addirittura a 7.000 anni, riaprono la discussione sulla storia recente del vulcanismo dei Colli Albani che si credeva concluso 67.000 anni fa. Altre manifestazioni sono riportate da autori classici quali Virgilio (Eneide, libro VIII), Tito Livio (Ab Urbe condita libri, libro I ), Ovidio (Fasti, libro I) e Plutarco (Vite Parallele XII).

A proposito di fenomenologie tardo vulcaniche si segnalano ancora l'emissione di acido solfidrico dal cratere di Ariccia nel 1754, la formazione di un laghetto solforoso in località La Faiola nel 1806, i getti di vapore presso il cono di scorie di Montecompatri nel 1809, le improvvise oscillazioni dei bacini lacustri albani nel 1829, nonché le manifestazioni idrotermali e le numerose sorgenti di acque mineralizzate disseminate nell'area.

Infine, vari settori del complesso vulcanico sono tuttora interessati da una continua attività sismica e da bradisismo che, nell'ultimo secolo, ha portato ad un innalzamento medio della regione di alcuni centimetri.

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